Le aziende possono investire in questo progetto e trasformare un gesto di responsabilità in un impatto tangibile: contribuire alla tutela dei mari e alla valorizzazione dei nostri ecosistemi attraverso azioni di recupero e rigenerazione. Un’iniziativa che rafforza la reputazione aziendale, crea valore condiviso e nuove modalità per raccontare l’impegno ambientale ai propri stakeholder.
Scouting dei fondali da parte di sub professionisti per l’individuazione delle reti e altro materiale da recuperare utilizzando, laddove le condizioni del fondale lo permettano, anche tecnologie innovative come il ROV (Remotely Operated Vehicle), un robot dotato di videocamere ad alta definizione, luci, bracci meccanici e sensori ambientali.
I sub professionisti effettueranno una o più immersioni di recupero a seconda delle aree individuate e della quantità di materiale da rimuovere. Saranno sempre supportati da imbarcazioni per facilitare le operazioni di recupero.
I referenti aziendali potranno decidere se prendere parte alle attività di recupero.
Il materiale recuperato viene smaltito dal Comune di pertinenza, garantendo un trattamento responsabile e sostenibile.
Infine è possibile organizzare un evento di presentazione dei risultati del progetto per raccontare a stampa e stakeholder le attività realizzate e il proprio impegno per il ripristino dell’ambiente marino. Verrà inoltre programmata una campagna di comunicazione social con la fornitura di scatti fotografici e video subaquei per lo storytelling del progetto.


Nel Mediterraneo gli attrezzi da pesca rappresentano l’89% dei rifiuti pescati

Le reti fantasma sono trappole invisibili che riempiono i nostri mari, reti da pesca – o quel che resta di loro – dimenticate, perse o abbandonate, sotto la spinta delle correnti, continuano incessantemente ad abradere il fondale, ferendo e uccidendo anche migliaia di invertebrati, ma anche vertebrati come tartatughe marine e uccelli.
Oltre alla cattura accidentale di fauna marina, le reti fantasma contribuiscono all’inquinamento marino rilasciando microplastiche nell’ambiente.

Dotato di videocamere ad alta definizione, luci, bracci meccanici e sensori ambientali, il ROV consente di operare in condizioni ambientali critiche o a profondità non raggiungibili in sicurezza dai subacquei, senza la necessità di immersione diretta.
Questa tecnologia garantisce un’elevata precisione nella localizzazione e identificazione di oggetti sommersi, come reti fantasma, rifiuti o strutture abbandonate, e permette di acquisire dati fondamentali per il monitoraggio e la valutazione dello stato ecologico dei fondali.
Nel caso in cui sia stato utilizzato per le attività di scouting, il ROV sarà impiegato nuovamente a distanza di 6 mesi e poi di due anni, per monitorare l’evoluzione a lungo termine dell’area e consolidare i dati sull’efficacia dell’intervento in termini di sostenibilità ambientale e resilienza degli ecosistemi marini.
Il progetto può essere realizzato in tutta Italia, in aree idonee e precedentemente individuate, e prevede sempre il coinvolgimento delle Istituzioni e delle autorità locali, della Capitaneria di porto, dei Circoli di Legambiente e dei Diving coinvolti nelle attività di recupero.
